Dubai confidential
La crisi raggiunge il paradiso dietro le quinte di un tracollo
In "Dubai confidential" di Sergio Nazzaro il backstage di un crac inaspettato
Paola Pentimella Testa
Quando la crisi è arrivata anche nel paradiso esotico di Dubai, in molti sono rimasti sorpresi. Ma il crac che per settimane ha tenuto con fiato sospeso l'Occidente era assolutamente prevedibile invece per l'autore di Dubai confidential (Elliot editore, pagine 143, euro 16), Sergio Nazzaro, napoletano nato in Svizzera e profondo conoscitore di uno dei sette Emirati Arabi Uniti, anche perché come dice lui stesso "Dubai o l'hai vissuta o non la conosci. Non puoi inventarla". In un reportage suggestivo che vede protagonista un tassista albino, Nazzaro descrive la crescita vertiginosa di Dubai, cominciata una quindicina di anni fa. Un exploit legato sempre meno al petrolio e sempre più al turismo e allo sviluppo immobiliare, fondato su opere mirabolanti e piccoli progetti, che ha attirato i grandi investitori occidentali, italiani compresi, e un quarto delle gru esistenti nel mondo. Ma cosa sta succedendo a Dubai? Per Nazzaro il quadro è fin troppo chiaro: «Sono venuti a galla i problemi profondi di una società dalle molteplici contraddizioni, divisa tra un'etica impensabile per un paese occidentale, e il "sistema" Occidente, fatto di speculazioni e menefreghismo». Ma l'autore non assolve neppure il governo locale, che «ha le sue responsabilità », non c'è dubbio. Innanzitutto perché «non ha vigilato sulla sua controllata, la Dubai World», ma sono colpevoli anche «le banche che hanno prestato a pioggia i soldi».
Possibile che non ci si aspettasse un tracollo del genere? I segnali c'erano, eccome. «Quando i prezzi delle abitazioni raggiungono cifre da capogiro, e per un metro quadrato nel deserto si spende più che altrove - incalza Nazzaro - è chiaro che la speculazione sta montando e la bolla è imminente». Ma le "regole" del mercato hanno preso il sopravvento «anche in Oriente». Dubai dunque non è solo il mondo dorato fatto di grattacieli mozzafiato e ricconi in auto extralusso. Ci sono speculazione, sfruttamento, tangenti e tanta povertà . Come emerge dal libro. E per l'autore napoletano il paragone è inevitabile. «Dubai assomiglia moltissimo all'Italia. Gli emiratini credono per pura arroganza che tutto vada bene e che il loro paese è il migliore del mondo». Ma le notizie di queste settimane hanno dimostrato che non è così. Anche se Nazzaro ci tiene a dire che Dubai ha caratteristiche uniche e da salvaguardare assolutamente. «La società è multirazziale, multiculturale e multireligiosa, e non c'è mai stato un conflitto. Il denaro sta distruggendo questa parte di Dubai che, invece, è un grande successo sociale, culturale e se vogliamo anche politico». Però, anche in questa società multirazziale c'è lo sfruttamento di manodopera, soprattutto indiani e pachistani arrivati apposta per i cantieri, di cui si parla anche nel libro. «È lo schiavismo moderno», spiega Nazzaro. «Lì, però, gli schiavi moderni hanno caschi, guanti e misure di sicurezza sui cantieri. In Italia meno». Insomma "Dubai Confidential" si conferma un libro profetico, nato dalla curiosità di chi viaggia spesso a Dubai per lavoro. E il sospetto che ci sia molto di autobiografico c'è. «Solo in un aspetto: vorrei che fosse vera la pensione al sole nel Pacifico. Come quella a cui aspira il protagonista del mio libro».
















