Di Girolamo vuota il sacco: tutte vere le truffe telefoniche

Pochi giorni fa la conferenza-stampa farsa, per scappare di fronte alle domande dei giornalisti.
Poi, il discorso al senato per annunciare le dimissioni applaudito dai banchi del Pdl, nemmeno il senatore eletto fraudolentamente e con l'appoggio di famiglie della 'ndrangheta fosse un perseguitato politico.
Poi dall'ex senatore Nicola Di Girolamo sono arrivate conferme sulla illiceità di operazioni legate a servizi telefonici, in particolare quelle denominate «Fan Card» e «Traffico Telefonico». Insomma, una volta dietro le sbarre ha vuotato il sacco. Interrogato per oltre due ore dagli inquirenti romani nell'ambito dell'inchiesta sul presunto maxi riciclaggio di due miliardi di euro che sarebbe ruotato intorno ad iniziative commerciali riconducibili a Fastweb e Telecom Sparkle lo "schiavo" di Mokbel ha raccontato tutto.
Di Girolamo è detenuto a Regina Coeli con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, violazione della legge elettorale e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso. Nel corso dell'atto istruttorio tenutosi oggi nel carcere di via della Lungara è stato affrontato solo l'aspetto legato al riciclaggio e non anche le circostanze dell' elezione di Di Girolamo nel collegio estero ed i suoi presunti legami con esponenti della 'Ndrangheta. Questi ultimi due aspetti saranno oggetto di un prossimo interrogatorio. Per il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo ed i sostituti Giovanni Bombardieri, Francesco Passaniti e Giovanni Di Leo, è intanto arrivata una prima ed importante conferma dell'impianto accusatorio.
QUANDO DI GIROLAMO SCAPPO' DALLA CONFERENZA STAMPA



















