Editoriali
Al Lido per un piatto di spaghetti a volte serve un mutuo
di Alberto Crespi
Dibattito altissimo all’interno della politica italiana, che non perde occasione per coprirsi di gloria. Sul “Gazzettino” di oggi c’è un articolo strepitoso – del collega Paolo Navarro Dina, che volentieri citiamo – imperniato sul prezzo di un piatto di spaghetti all’hotel Excelsior. Premessa: chi scrive non consuma nulla all’Excelsior almeno dagli anni ’90, quando gli capitò di pagare un caffè (al banco, in piedi! E abbastanza schifoso) la surreale cifra di 6.000 lire dell’epoca.
Evidentemente male informato, il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro s’è incazzato non poco dopo aver visto il conto di una parca colazione di lavoro: 300 euro per tre piatti di spaghetti (probabilmente scotti). Giro ne ha approfittato per attaccare Venezia (“È troppo caro venire a Venezia e mantenersi al Lido, qui mangiare è una follia”) e paragonarla ad altre città festivaliere come Cannes e Toronto (dove, e possiamo testimoniarlo su Cannes, l’offerta mangereccia è varia, si va dai ristoranti super-gourmet ai fast-food).
A breve giro di posta, gli ha risposto l’assessore regionale veneto alla Mobilità, Renato Chisso (Pdl), che da bravo veneziano doc ha replicato in dialetto (o, almeno, così è citato dal “Gazzettino”): “Caro Giro, prima de far e dir monàe, telefoname e vien a magnar con mi”, dove “monàe” è contrazione per “monate” e significa, in italiano aulico, “cazzate”. Chisso aggiunge, stavolta in lingua: “Mi fa sorridere lo stupore del sottosegretario perché ha pagato quella cifra al ristorante dell’Excelsior. Non escludo nemmeno che gli abbiano fatto un prezzo di favore… però posso dire a Giro che ci sono bacari a Venezia dove si mangia con 10-15 euro”. La cosa è in parte vera – per Venezia, non per il Lido, dove i bacari, i baretti con stuzzichini, sono pochi e costosi – ma non giustifica minimamente i prezzi dei grandi alberghi, e non salva il Lido dalla giusta accusa di essere un luogo inospitale ed esoso.
Sull’Excelsior, possiamo regalarvi un aneddoto: in 25 anni di Mostre abbiamo mangiato (male) al suo ristorante una volta sola, ovviamente ospiti. Era una cena in onore di Luciano Ligabue e del suo primo film, “Radiofreccia”: parliamo quindi del 1998. La Fandango, produttrice del film, ospitava alcuni giornalisti assieme al citato Liga e al mitico Francesco Guccini, del tutto a disagio negli ambienti modaioli della Mostra. Non dimenticheremo mai la lettura del menu: ci è rimasto impresso, in particolare, il fatto che un piatto di linguine al pomodoro costasse, 12 anni fa, 44.000 lire; ma il momento più indimenticabile fu quando Ligabue lesse la lista dei vini e, in reggiano stretto, sbottò: “Sòccia, ma qui chi paga?”. E parliamo di una rockstar, non di un precario. Da allora, raccontiamo questo episodio a tutti, perché consideriamo nostro dovere morale boicottare l’Excelsior e gli albergatori del Lido in generale. Perché non ci si accusi di ambiguità, vorremmo far sapere a tutti voi che durante la Mostra dormiamo in un appartamento in affitto assieme ad altri colleghi. Costa un po’, ma molto meno di un piatto di spaghetti.
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